Mastantuono e il naufragio di una promessa: quando il talento non basta al Real Madrid

Franco Mastantuono è diventato uno di quei casi che fa discutere il mercato calcistico, tipo, proprio in questi giorni. La Fiorentina avrebbe messo le mani addosso al talento argentino del Real Madrid, e non è una cosa da poco. Stiamo parlando di un giocatore che doveva essere il nuovo fenomeno, il ragazzo che avrebbe fatto sognare Florentino Pérez per i prossimi dieci anni. E invece? Invece sta per finire in prestito in Serie A, a rigenerarsi, magari. Praticamente un downgrade clamoroso, se vuoi pensarla in termini di lusso calcistico.

Ecco il fatto: in un anno Mastantuono è passato dall'essere uno dei calciatori più eccitanti del mondo a un ragazzo da recuperare ad alto livello. Proprio da recuperare. Non da sfruttare, non da valorizzare ulteriormente. Da recuperare, come se fosse stato in un incidente o avesse perso la strada. A Madrid ha faticato moltissimo, tremendamente, a emergere. E la Serie A adesso è pronta ad accoglierlo, nel caso, magari per rigenerarlo, magari per far sì che ritrovasse quella scintilla che aveva quando era al River Plate e tutti lo osservavano con gli occhi spalancati.

L'elefante nella cristalleria: la stagione disastrosa del Real

Ascolta bene, Mastantuono è stato praticamente l'elefante nella cristalleria di tutta la passata stagione del Real Madrid. Disastro puro, senza giri di parole. Zero titoli portati a casa. Svariati momenti di tensione che facevano preoccupare i tifosi madridisti. La cacciata di Xabi Alonso, questa cosa che è sembrata un tradimento nei confronti di un allenatore che aveva costruito un progetto. Una rissa in allenamento tra Tchouameni e Valverde, tipo, il caos vero nel cameratismo della squadra che dovrebbe essere unita. In mezzo a tutto questo marasma, c'era un ragazzino argentino che doveva essere la risposta mediatica al Lamine Yamal del Barcellona.

Perché questo era il piano iniziale, prima che tutto cominciasse a crollare. L'argentino era nato nel 2007, esattamente come la stella blaugrana del Barça. Anzi, era ancora più giovane di lui (compirà 19 anni il 14 agosto). Lo stesso ruolo, praticamente identico: esterno offensivo di destra, nonostante fosse mancino. Un profilo simile, una promessa simile, una scommessa identica sulla carta. Solo che Lamine Yamal era un prodotto interno, cresciuto nel vivaio del Barcellona con i catalani che lo osservavano da quando aveva otto anni, sapendo quando poteva essere pronto. Mastantuono, no. Mastantuono era costato una cifra che ancora oggi fa girare la testa: 63,2 milioni di euro, che finirono direttamente nelle tasche del River Plate come una valanga di denaro. Il trasferimento più caro nella storia del calcio argentino, punto e basta. Sei anni di contratto firmato, 3,5 milioni netti a stagione nella busta paga. Per Franco, doveva essere l'affare della vita, la trasformazione totale della sua esistenza.

Il trasferimento che aveva spiazzato completamente

Beh, l'operazione della scorsa estate aveva spiazzato molti, eccome. Molti addetti ai lavori si erano fermati a pensare. Perché il talento dell'argentino c'era, è vero, era lì da vedersi con quel piede sinistro delizioso che faceva gol impossibili dal nulla. Però catapultarlo dalla tranquillità del River, da una realtà dove era il re indiscusso e dominava il campionato, al Real Madrid, quasi senza paracadute? Senza un inserimento graduale e intelligente? Sembrava vagamente rischioso, francamente. E i segnali che arrivavano dalle Merengues erano strani, contraddittori. Il numero 30, per esempio. Allora, numero 30 significa cosa, al Real Madrid? Significa che non sei della prima squadra ufficiale. Significa che il tuo numero dovrebbe stare tra l'1 e il 25, non oltre. Come era considerato Mastantuono, allora? Un ragazzino delle giovanili da inserire piano piano tra i grandi? Eppure circolavano video ovunque su TikTok e YouTube, le sue giocate clamorose, le punizioni calciate all'incrocio dei pali con una precisione chirurgica. Cosa stava succedendo veramente al Real Madrid? Nessuno capiva davvero.

A Xabi Alonso toccò questa patata bollente da gestire, almeno all'inizio della sua avventura. Un allenatore che con i giovani aveva sempre lavorato benissimo, che sapeva come far crescere i talenti dentro il fuoco della competizione. Ma neppure il tecnico basco, poi silurato dalla dirigenza madridista, avrebbe saputo che farne di questo argentino fuori controllo. Perché il grande problema tattico del Real Madrid nella scorsa stagione è stato esattamente questo: trovare qualcuno spendibile sulla fascia destra del tridente d'attacco. Vinicius a sinistra e Mbappé in mezzo, pur pestandosi un po' i piedi tra loro in campo, erano intoccabili, inviolabili. Non se ne discuteva. Erano la colonna portante dell'attacco.

A destra Ancelotti aveva trovato la miniera d'oro con Rodrygo, un giocatore molto generoso e capace di sacrificarsi anche in fase difensiva quando la squadra aveva bisogno di equilibrio. Ma poi il brasiliano si è rotto un ginocchio e tutto è cominciato a vacillare come un edificio fondato su sabbia. È iniziata una sorta di giostra continua di nomi per occupare quella fascia destra: Arda Guler, il preferito di Xabi Alonso, e l'ex milanista Brahim Diaz come opzioni principali da valutare. E Mastantuono? Per l'argentino sono rimaste solo le briciole, praticamente nulla di concreto. 1037 minuti complessivi in 23 presenze, di cui 11 da titolare. E gran parte di questi numeri sono stati rimpinguati nelle ultime giornate della stagione, quando il Real Madrid aveva già perso tutto e non aveva più alcuna motivazione. Un gol ha segnato, in una partita vinta 4-1 dai blancos contro il Levante in una situazione di scarsa importanza. Ma nell'intera stagione ha tirato in porta appena 7 volte, numero da centrocampista. Ha trovato il tempo di farsi espellere pure, durante la partita persa in casa contro il Getafe a marzo, quando aveva apostrofato l'arbitro Muñiz Ruiz con parole non proprio eleganti. Due giornate di squalifica, inevitabili e giuste.

Il naufragio della promessa: da Mondiale a quarta scelta

Nemmeno Arbelao è riuscito a trovargli spazio reale dopo l'arrivo. Ma ecco, con l'arrivo di Mourinho l'argentino sembrava poter ricominciare da zero, avere una chance vera e concreta. Nel frattempo però aveva perso il treno per la convocazione in nazionale argentina. Se il Mondiale fosse stato un anno fa Mastantuono sarebbe entrato alla grande tra i 26 di Scaloni, probabilmente, senza dubbi. Era uno dei nomi più chiacchierati dopo il Mondiale per Club, quando tutti parlavano di lui con ammirazione. Ma da lì in poi non ha quasi più avuto occasioni per farsi notare dai talent scout internazionali. Il fatto che Mourinho nell'amichevole con la Fiorentina abbia schierato Dumfries come esterno offensivo di destra ha spinto l'argentino evidentemente a fare delle riflessioni profonde e amare. Ormai ridotto a quarta scelta in quel ruolo, difficilmente riciclabile altrove nel sistema tattico.

Da qui nasce l'opzione Fiorentina, che rappresenta una sfida interessante per un talento che si è un po' perso per strada verso il successo. Un ragazzo che doveva fare la storia al Real Madrid e invece si ritrova a doversi ricostruire da zero in Serie A, lontano dai riflettori del Bernabéu. Una situazione umiliante, ma necessaria per la sua crescita. Se vuoi capire meglio come funzionano le strategie dei grandi club e come valutano i giovani talenti nel calcio moderno, guarda i principali allenatori che hanno influenzato il modo di pensare il calcio contemporaneo, perché è da questi dettagli che capisci come un ragazzo può diventare promessa straordinaria e poi fallimento clamoroso in pochissimo tempo. È il calcio, baby.

Se invece vuoi seguire le dinamiche di mercato minuto per minuto e come gli esperti vedono questi movimenti, dai un'occhiata alle previsioni Bari, dove troverai quote e analisi su come il mercato calcistico si sta evolvendo in questa finestra estiva ricca di sorprese. Mastantuono è un caso di scuola perfetto: talento enorme, investimento enorme, struttura fisica enorme, ma a volte non è sufficiente. A volte servono tempo, pazienza, un ambiente giusto. A volte serve anche un pizzico di fortuna. E magari la Fiorentina è quel luogo dove potrà finalmente fiorire, dove avrà continuità, dove non dovrà guardarsi le spalle costantemente.