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Matrimonio in Magna Grecia
Titolo:Matrimonio in Magna Grecia
Sezione:Magna Grecia
Argomento:Tradizioni
Fonte:Calabriatours.org

Sin dai tempi più antichi il matrimonio ha rappresentato un momento particolare di festa collettiva e di folklore, condito di riti, usanze e costumi particolari, che richiamavano leggende e tradizioni della gente del luogo.In Magna Grecia, come del resto in tutto il mondo ellenico, le donne venivano date in matrimonio alla giovane età di 15 anni, ed il matrimonio era deciso esclusivamente da regole familiari e di parentela più che dall'amore, che poteva venire semmai in un secondo momento. La cerimonia era alquanto suggestiva rievocando un benevolo rapimento della donna da parte dell'uomo.
Prima delle nozze, la fanciulla offriva i suoi giocattoli alla divinità, segno della fine dell'infanzia e dell'inizio di una nuova vita. Accompagnata da una sacerdotessa, portava poi alla dea una tunica bianca ricamata, il peplos, che doveva ricoprire la statua; infine si preparava alla cerimonia nuziale. Dopo un bagno simbolico con unguenti e profumi vari, e il taglio dei capelli, allo scopo di rappresentare la purificazione degli sposi, aveva inizio la cerimonia del matrimonio. I famosi Pinakes, le tavolette votive di Locri Epizefiri, illustrano con bassorilievi le diverse fasi dello svolgimento del rito. Vi era raffigurato Hermes, presente come guida nell'itinerario nuziale, poiché proteggeva i giovani nella fase delicata della transizione dalla vita in famiglia alla vita coniugale.
Il matrimonio era la simulazione di un rapimento: la sposa velata lasciava la sua casa, per trasferirsi nella dimora dello sposo in un carro trainato da muli. Apriva il corteo un fanciullo e seguiva il carro una sacerdotessa. Davanti alla nuova casa attendeva la sposa la nynpheutria; la fanciulla doveva simulare resistenza, e la madre, alla fine, la accompagnava dal marito.
Durante il matrimonio venivano offerti diversi tipi di dolci, si cantava e si ballava fino all'alba. Quando la casa era allietata dalla nascita di un bambino, sulla porta d'entrata venivano posti o un ramoscello di ulivo, se era maschio, o una striscia di lana, se era femmina. Il padre, però, poteva decidere di non allevare il figlio. Era infatti diritto dei genitori esporlo, lasciarlo cioè sulla strada dentro una pignatta di terracotta. In Magna Grecia questa triste situazione si verificava più raramente, poiché forte era il senso della famiglia. A proteggere e difendere i diritti dei figliastri, degli orfani e dei bambini poveri, vi erano le leggi di Caronda, magistrato dell'antica Rhegion.

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