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Monetazione in Magna Grecia
Titolo:Monetazione in Magna Grecia
Sezione:Magna Grecia
Argomento:Tradizioni
Fonte:Calabriatours.org

Dai rinvenimenti archeologici sin qui realizzati nelle diverse colonie italiote, si ricava che l'introduzione della monetazione in Magna Grecia, cioè del conio ed uso di monete in metallo per gli scambi al dettaglio, risale al VI° secolo a.C. e nello specifico le prime monete apparse sono state quelle coniate dalle colonie achee di Sybaris, Kroton e Kaulonia. Indubbiamente l'uso della monetazione deriva dalle città greche della Calcidia e della Eubea che già nel VII° secolo a.C. coniavano stateri d'argento con la tecnica del rovescio incuso (stampo di unica immagine a rilievo su un verso e incuso sul rovescio).
Il Lenormant, e non solo lui, asserisce che l'introduzione della monetazione in Magna Grecia sia avvenuta per opera del filosofo e matematico Pitagora di Samo che giunto nella città di Kroton intorno al 535 a.C. riorganizza il sistema di pesi e di misure, introducendo il concetto della monetazione argentea al posto di quella bronzea, in voga presso i popoli dell'Africa del nord. In effetti c'è da notare anzitutto una coincidenza cronologica tra l'arrivo del matematico a Crotone e la data del primo conio crotoniate (530 a.C.) e in più sempre il Lenormant evidenzia come in Calabria solo la città di Locri Epizefiri, storicamente accesa nemica del Pitagorismo, coniasse monete differenti per peso e per forma.
Le prime monete coniate a Kroton nel 530 a.C. con la tecnica dell'incuso, presentano l'emblema cittadino del Tripode Delfico con l'incisione del simbolo KPO, ma successivamente appariranno altre figure come quella di Heracle, fondatore mitologico della città, Hera Lacinia protettrice dei crotoniati e Apollo, ispiratore della fondazione. Le monete di Kaulonia sono unanimemente ritenute dagli studiosi tra le più belle e antiche della Magna Grecia, coniazioni in argento, grazie alle miniere di cui era ricco il territorio kauloniate. Il motivo più ricorrente sulle monete di Kaulonia è sul verso la figura maschile nuda, a volte con un sacro tessuto sulle spalle che pende dalle braccia, e quella di un un cervo con ramoscello d'ulivo. La moneta più diffusa dai sibariti era lo statere d'argento incuso con l'effigie del toro retrospiciente, emblema della città, tali monete si attestano tra gli anni 540 - 530 a.C. e ne esistono pochissimi esemplari. Più diffusi invece i coni di Thourioi, risalenti al V° secolo a.C.

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