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Disagi psico-sociali, il rischio stress da lavoro correlato

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Dalla definizione alle check-list, come gestire il rischio stress lavoro correlato nel documento di valutazione dei rischi.

s_400_250_13421772_00_images_news_documento-valutazione-rischi.jpgL'accordo europeo sullo stress da lavoro correlato del 2004 definisce lo stress come quella condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica, e sociale ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di rispondere alle aspettative riposte in loro.

Da qualche anno, nell'ambito della valutazione dei rischi, si è posta maggiore attenzione nei confronti di alcuni rischi di natura psicologica e non già fisica. L'obiettivo della valutazione dei rischi nell'ambito della sicurezza sui luoghi di lavoro è sempre stata quella di individuare le fonti di pericolo per intervenire attivamente, prevenendo incidenti ed infortuni sul lavoro.

Con questo obiettivo tutti i datori di lavoro che abbiano almeno un dipendente sono obbligati a redigere il documento di valutazione dei rischi, documento fondante la sicurezza, che deve contenere tra le altre cose tutte le misure di prevenzione e di protezione da adottare durante lo svolgimento delle mansioni assegnate ad ogni singolo lavoratore.

Ma se prima del 2011 venivano considerati pericoli di natura fisica, come la caduta dall'alto, il rischio incendio, la caduta di massi, a partire dall'anno 2011 è obbligatorio effettuare la valutazione dello stress lavoro correlato. La norma è prevista all'interno del Testo Unico in materia di Sicurezza sul Lavoro, il famoso d.lgs 81/2008. L'intento è quello di conformarsi alle disposizioni europee in materia di sicurezza sul lavoro, con la messa a punto di strumenti volti a individuare e monitorare i disagi derivanti da rischi psico-sociali quali lo stress, la violenza e le molestie.

Dal 2011 il documento di valutazione dei rischi deve contenere una mappatura anche dei rischi emergenti e quindi dello stress da lavoro correlato. Le SANZIONI comminate al datore di lavoro o al dirigente in caso di mancata valutazione dello stress da lavoro correlato sono:

  • per omessa redazione del DVR in violazione dell'articolo 29 comma 1: arresto da 3 a 6 mesi o ammenda da 2.500 a 6.400 euro;
  • per incompleta redazione del DVR con omessa indicazione delle misure preventive: ammenda da 2.000 a 4.000 euro

Da un punto di vista medico, lo stress viene definito come uno stato psicofisico di malessere che può sfociare con effetti sulla salute non solo psichica ma anche fisica del lavoratore. Secondo i parametri psicologici lo stress origina dal fatto che le persone non si sentono in grado di superare il GAP rispetto alle richieste o alle aspettative nei loro confronti.

Lo stress non è una malattia ma è in grado di generare disfunzioni fisiche psicologiche ed effetti negativi sulla salute dei lavoratori e sull'efficienza dell'azienda.

Lo stress è sorta di risposta dell'organismo umano, sollecitato da una fonte esterna, che se protratta nel tempo può assumere carattere di patologia. Dal punto di vista tecnico ed operativo le maggiori cause dello stress da lavoro correlato sono da ricercarsi in:

  • orari di lavoro massacranti
  • ambienti di lavoro poco confortevoli
  • mancanza di comunicazione con i vertici
  • assenza di possibilità di carriera

La procedura di valutazione del rischio deve partire dall'individuazione delle fonti di stress nell'ambiente di lavoro attraverso l'impiego di opportuni indicatori, relativi sia al contesto lavorativo che al contenuto delle mansioni da svolgere. Nell'ambito della redazione del DVR o del documento di valutazione dei rischi, sono state prodotte diverse linee guida per valutare anche lo stress da lavoro correlato.

Bisogna anzitutto sottolineare che la valutazione non è una misura individuale, ossia rivolta al singolo lavoratore, ma deve riflettere eventuali situazioni di disagio localizzati per aree o reparti.

LE CHECKLIST

Nella prima fase di valutazione dello stress da lavoro correlato le linee guida suggeriscono l'utilizzo di questionari detti comunemente check-list da somministrare ad un campione statisticamente valido della popolazione aziendale. L'obiettivo di questa prima verifica è quello di individuare le aree o i settori che presentano i maggiori pericoli, sulle quali concentrarsi per applicare i necessari accorgimenti correttivi. Tra gli indicatori contenuti nelle check list da somministrare in un'azienda da sottoporre a valutazione rientrano:

  1. informazioni aziendali: assenteismo, richiesta di cambio mansione, dimissioni, assenze per malattia;
  2. informazioni personali: tipologia di contratto, orario di lavoro, conflitti e discussioni;
  3. informazioni ambientali: illuminazione, condizioni igieniche, livelli di sicurezza, temperatura e spazi di lavoro

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