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Istituito con Decreto Ministeriale nel 1990 e successivamente perimetrato, il Parco Nazionale del Pollino è la più grande area
protetta d'Italia con oltre 192.000 ettari di superficie che si estendono tra due massicci montuosi contigui, quello del Pollino e, per una parte residua, quello del Pellegrino. I luoghi naturali, coperti da fitte faggete alterne a vaste praterie d'alta quota,
sono fatti di rocce dolomitiche e accumuli morenci punteggiati di timpe e di grotte preistoriche. Il territorio del Parco Nazionale del Pollino si estende tra la Calabria
e la Basilicata, vasto e in gran parte integro, custodisce endemismi rari ed eccezionali, come il capriolo e l'aquila reale, ma sopratutto il raro pino loricato,
imponente relitto dell'ultima glaciazione, che è divenuto il simbolo stesso del Parco. Sulle pendici dei monti del Parco Nazionale del Pollino si estendono immensi,
fitti, impenetrabili boschi di faggio, di castagno, di cerro, coperti di muschio, tappezzati di funghi, di frutti e di erbe aromatiche. Nel
Parco del Pollino, tra tutti questi luoghi sgorgano sorgenti di acqua limpida
che scende a valle a riempire le gole dei numerosi torrenti come il Raganello, il Lao, il Rosa. Gli spazi aperti sono invece la vera caratteristica del Pollino, si riempiono di altra natura, più
semplice, con un paesaggio che si adagia sui campi ancora coltivati a grano, si copre di piante, di peri selvatici di agrifogli, e di
immense praterie d'alta quota.
Il Parco Nazionale del Pollino rappresenta un luogo di grandissimo interesse naturalistico, botanico e geologico, ma
anche storico e paleologico. Nella Valle del Mercure, nel 1979, è stato ritrovato lo scheletro di un grande esemplare di Elephas antiquus
italicus, in ottimo stato di conservazione: si tratta di un pachiderma alto circa 4 metri vissuto tra 700.000 e 400.000 anni fa e rinvenuto
sulle sponde del lago che doveva coprire l'intera valle. Ancora nella ormai famosa Grotta del Romito, nei pressi del comune di Papasidero, sono rinvenuti numerosi reperti litici e ossei, tre duplici sepolture e
un incredibile graffito di 120 cm di lunghezza raffigurante un bovide (Bos Primigenius) la cui esistenza risale a circa 15.000 anni
fa. Le stesse grotte, che punteggiano il versante occidentale del Parco, costituito dal Massiccio del Pellegrino, hanno ospitato i monaci basiliani che
in questi luoghi isolati e primitivi praticavano l'ascetismo. Il Parco
Nazionale del Pollino è la scoperta di una natura selvaggia, con praterie d’alta
quota sconfinate, immensi boschi e profondi canyon. Dalle sue cime, oltre i 2200 metri di altitudine, si colgono, ad
occhio nudo, ad ovest la zona costiera della Riviera dei Cedri, sulla costa tirrenica, con le località turistiche di Praia a Mare e Belvedere Marittimo, e ad est il
litorale ionico da Sibari a Metaponto. La parte di natura più interessante e rinomata del Parco del Pollino è fatta di rocce dolomitiche, di bastioni calcarei,
di pareti di faglia di origine tettonica, di dirupi, di gole profondissime, come quelle del Raganello, di grotte carsiche ma anche di pianori e di estesi prati d'alta quota, fioriti
in estate e innevati d'inverno.
Le meraviglie naturali del Parco Nazionale del Pollino sono le bastionate rocciose della Serra Dolcedorme, che con i suoi 2267 metri di altitudine
rappresenta la cima più alta di tutta la Calabria, la nuda cima del monte
Pollino che dà il nome all'intero massiccio montuoso, lo scuro Vallone del Colloreto con la sua macchia ombrosa e
lussureggiante, il Cozzo del Pellegrino, che con i suoi 1987 metri di altitudine è la cima più alta del Massiccio del Pellegrino, la valle dell'Abatemarco e le splendide vedute di
Piano Gaudolino. E ancora più suggestive le profonde e
buie gole del torrente Raganello, che nasce tra le bastionate della meravigliosa Serra delle Ciavole per gettarsi ripido nel litorale ionico.
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